CONFERENZA REGIONALE DELL'AGRICOLTURA LIGURE

L'agricoltura ligure può guadagnare un posto centrale nell'agenda della Regione in un momento di crisi economica e sociale? Questa è stata una delle domande a cui si è cercato di rispondere durante la Conferenza regionale sull'agricoltura che si è svolta venerdì 21 e sabato 22 settembre a Genova. 

Quella della Liguria è un'agricoltura di elevata qualità, con performance notevoli anche per quantità in alcuni comparti (il florovivaismo è il 70% della produzione regionale e il 30% di quella nazionale). A tale riguardo il 20% dell'export della Provincia di Savona proviene proprio dal settore florovivaistico. 

Negli interventi che si sono succeduti fra venerdì e sabato (venerdì ha partecipato alla Conferenza, per il comune di Tovo l'assessore Luigi Barlocco, mentre sabato ha partecipato il Sindaco Alessandro Oddo), sono emerse tutte le preoccupazioni legate all'andamento negativo dell'economia che investe anche il settore agricolo (come la crisi che sta avendo il mercato dei "fiori recisi" penalizzato anche dalla concorrenza dei mercati emergenti asiatici e sudamericani), ma anche le strade da seguire per uscirne ancora più rafforzati e vincenti. Alcuni esempi: la produzione vinicola ligure è relativamente modesta, ma nel recente  Douja d'or (Salone del vino di Asti), ben 4 premi ("oscar") su 38 a livello nazionale sono stati assegnati a prodotti liguri; nel mondo vengono prodotti 27 milioni di chili di pesto utilizzando esclusivamente basilico DOP proveniente dalla nostra Regione. Dunque l'eccellenza, la qualità e la peculiarità pagano sempre. Altro elemento di interesse emerso durante la Conferenza è il ritorno dei "giovani" all'agricoltura: il 60% dei giovani agricoltori è entrato in questo settore senza avere genitori già inseriti nell'agricoltura e dunque indice di un scelta consapevole e "non obbligata".

La Regione Liguria, anche attraverso questo momento di confronto fortemente voluto dall'Assessore regionale Barbagallo, intende continuare ad investire nel settore anche attraverso il PSR (Piano di Sviluppo Rurale) il cui piano settennale scadrà il prossimo anno. Attraverso la misura 216, ad esempio, in questi ultimi anni, sono stati stanziati circa 8 milioni di euro per recuperare i muretti a secchi: con questi fondi sono stati ripristinati 107.000 mq di muri che, se messi uno accanto all'altro, raggiungerebbero una lunghezza pari alla distanza che esiste fra Genova e Sarzana.

Quale futuro per l'agricoltura ligure? Un futuro che certamente dovrà puntare sulla qualità e sulla peculiarità del prodotto, ma che dovrà fare affidamento anche ad una maggiore azione di sistema capace di promuovere e valorizzare il "made in Liguria". Il futuro dell'agricoltura ligure passa anche attraverso la salvaguardia del territorio evitando il consumo del terreno agricolo a fini edificativi, oltre a recuperare il 70% del territorio che è ricoperto da boschi e foreste e che presenta profondi segni di abbandoni che comportano anche squilibri ambientali. La Regione varerà a breve una legge di governance del territorio ovvero, come ha detto lo stesso Assessore Barbagallo: "... si punterà a recuperare i terreni incolti e abbandonati, ma anche a sostenere l’avvio di iniziativa ad hoc per il riordino e la ricomposizione fondiaria ... Tutti coloro che si trovino nella disponibilità di terreni agricoli o forestali sono tenuti a verificarne periodicamente lo stato di conservazione nonché a provvedere ad adottare ogni precauzione utile a evitare che eventuali condizioni di incuria e degrado possano cagionare situazioni di pericolo per l’incolumità delle persone e per l’integrità del territorio". Il Comune di Tovo San Giacomo, con ordinanza sindacale dello scorso 5 dicembre, aveva già anticipato questa idea chiedendo ai proprietari terreni di pulire i terreni che risultavano abbandonati ed incolti: con il procedimento ancora in atto, quasi tutti i proprietari hanno adempito all'ordinanza e tutta la collettività tovese ne sta ricevendo i benefici.

Dal lato dei principali interpreti di questo settore (gli agricoltori, con i colleghi allevatori, floricoltori, silvicoltori) chiedono principalmente una semplificazione delle pratiche ed una maggiore attenzione da parte del legislatore al settore che sovente viene svantaggiato da veri e propri "buchi" normativi, come avviene per le coltivazioni floricole in plen air.

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