LAMPEDUSA, ITALIA, EUROPA

Il porto di Lampedusa dopo il naufragio - Foto da giornalettismo.com
Ieri a Lampedusa uno dei tanti barconi che attraversano il Mediterraneo, questa volta con ben 500 persone a bordo, è naufragato ed ha preso fuoco. I superstiti sono al momento solo 150, mentre i dispersi risultano esser più di 250. 

E' una strage, l'ennesima strage di donne, bambini, uomini, giovani e meno giovani, di una moltitudine di persone che cercavano un modo per sopravvivere, in fuga dalle loro terre, povere, aride, sovente in guerra.

E' vero, l’Italia e l’Europa devono assumersi le proprie responsabilità politiche e non solo anche perché questa tragedia non sarà purtroppo l'ultima, come non è stata neanche la prima: il Mar Mediterraneo nell'ultimo decennio si è trasformato anche in un cimitero di tanti uomini e di tante donne. Un cimitero di speranze e sogni, di voglia di fuggire dal nulla per trovare qualcosa, ritrovare il proprio futuro e quello dei propri figli.

Se questo momento di forte commozione rimane solo un momento e, passato qualche giorno, ritorniamo tutti quanti a guardare al fenomeno dell'immigrazione solo con sentimenti di paura, con fastidio e soprattutto come qualcosa di lontano, dimenticandoci, per chi crede, l'insegnamento cristiano, vorrà dire che vogliamo nascondere la testa sotto la sabbia, non voler vedere e soprattutto capire. 

Ma una cosa è certa: non potremo dire che non lo sapevamo.

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